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domenica 16 luglio 2017

"Premier de Corveè" Brevent Chamonix Mount Blanc

Che bello stare seduti in un bar nel centro di Chamonix a bere birra e Pastis con il vecchio amico Rouge. Mentre le ore e le birre passano tra vecchi ricordi e nuovi gossip cerchiamo di pensare a che via fare domani...Così tra un pensiero al Capucin alla più vicina Ma Dalton all'Aiguille du Midi finiamo fortunatamente alla più bassa e corta via in Breven di Pallandre...questa splendida decisione ci permette di ordinare altre birre e di stare a chiacchierare per altre ore...con l'età si diventa sempre più saggi...
Riguardo alla via posso dire che è molto bella, 4 tiri prevalentemente in fessura e diedri con gradazione intorno al 6c da integrare..basta una serie media di friends, meglio doppiare i piccoli.

Io sull'ultimo tiro di 6c+ fessura di dita da proteggere

la 1 è Premiere du corveè

io e il rouge in cabinovia

Avvicinamento

Rouge sul diedro del secondo tiro


Il terzo tiro

Sempre bello scalare



giovedì 22 giugno 2017

Engelhorner - Kadenz (7a max, 6b obbl.) e Hintisberg - Todi (7a max, 6b obbl)

Sembra che il mio organismo stia avendo la meglio sul fastidioso ed antipatico virus che mi ha messo KO nelle ultime due settimane e così, seppur non ancora in forma smagliante, convinco Carole ad una toccata e fuga (si fa per dire, considerando che da Lux sono minimo 5 ore) in terra elvetica per rimetterci un po’ su qualche multipitch, possibilmente non troppo dura vista la convalescenza ancora in corso.
Approfittando delle molte ore di sole, sabato alle 12 siamo all’attacco di Kadenz, al Rosenlauistock, simpatica parete nel gruppo degli Engelhorner che da tempo mi incuriosiva. Il quadro è magnifico, con una vista mozzafiato sul ghiacciaio di Rosenlaui sovrastato dall’imponente parete del Klein Wellhorn, su cui corrono famosi 600oni tra cui la classica Gletschersymphonie. Optando, ovviamente, per la variante di destra sul primo tiro che abbassa di una tacca l’obbligatorio, risaliamo rapidamente tutti i 7 tiri fino ad uscire sulla cresta sommitale; Kadenz è una via simpatica e non difficile, con un paio di lunghezze particolarmente belle (L4 ed L6). Chiodatura ottima e ravvicinata dal 6c in su, più allungata al di sotto, senza mai divenire particolarmente ingaggiata.
Dopo un’ottima cena al parcheggio di Rosenlaui e una campeggiata abusiva nello stesso, la mattina successiva ci spostiamo nella zona di Grindelwald per visitare la parete di Hintisberg, dove i fratelloni svizzeri più noti del circo arrampicatorio, i Remy brothers, hanno aperto una manciata di vie fra i 150 e i 200 metri in questa che potrebbe essere tranquillamente definita una falesia d’alta quota.
Il luogo mi incuriosiva principalmente per la fama legata alla splendida visuale sulla parete nord più famosa delle Alpi e forse del mondo, l’Eiger naturalmente; oltre a confermare il panorama davvero superlativo, che oltre al celebre orco propone anche il resto del tris di questa parte dell’Oberland, vale a dire Monch e Jungfrau, percorrendo la via Todi (7a max, 6b obbl.) abbiamo con sorpresa trovato anche una piacevolissima arrampicata su roccia impeccabile, discretamente fisica e con un ultimo tiro memorabile su roccia grigia.

Sul bellissimo L4 di Kadenz

Il ghiacciaio di Rosenlaui con a destra i 600 metri verticali del Klein Wellhorn

L'uscita del bellissimo L6

Serve dire cos'è?

Ultimi metri prima di arrivare in sosta sull'ultimo tiro di Todi

martedì 20 giugno 2017

Pasqua in Vercors (Le Droit Chemin e Les Hirondelles de Faubourg)

La falesia di Presles, ed il Vercors in generale, trasmettono un’impressione di zona un po’ demodé dal punto di vista arrampicatorio. In 4 giorni in pieno periodo di vacanza trascorsi da queste parti, abbiamo infatti incontrato pochissimi scalatori e le pareti in generale non danno l’impressione di essere molto frequentate. E pensare che 10/15 anni fa la lunga barra calcarea dei Rochers de Presles compariva spesso sulle riviste ed alcuni dei suoi itinerari (più di 250 in tutto) avevano anche assunto una certa notorietà.
Il risultato però è tutt’altro che sgradevole: infatti, pur essendo a mezz’ora da un’autostrada, salire una via alla Paroi Rouge permette di immergersi in un ambiente già discretamente selvaggio ed isolato e di vivere una giornata bella piena, fatta di avvicinamento dall’alto (perfettamente segnalato), doppie e relativa risalita. La via che abbiamo scelto per il primo giorno è una classica della parete, Le Droit Chemin (7b max, 6b obbl.), che alterna bei tiri su placche grigie a sezioni su diedri più o meno superficiali, con a metà il superamento di uno strapiombo/tetto decisamente atletico. La via, nell’ordine del 6b/6c con chiodatura sicura ma non ascellare, è discretamente fisica fino agli ultimi tiri; sempre meglio pertanto conservare un po’ di energia per godersela davvero tutta.
Il secondo giorno abbiamo visitato le bellissime falesie cui si accede dal villaggio di Tamée: incredibile come il Vercors, a mezz’ora dalla strada, celi degli angoli tanto selvaggi e incontaminati. Abbiamo scalato all’Auberge Espagnol, che propone tiri principalmente su canne e buchi decisamente fisici. Poca roba sotto il 7a, meglio andarci con un po’ di carburante…
Per il terzo giorno ci siamo spostati nella zona di Ombleze, dove nel settore delle Gorge abbiamo salito la bella e nota “Les Hirondelles de Faubourg” (6c max, 6b obbl.)
, inclusa nell’ormai celeberrima lista delle “Parois de legende” della famiglia Petit. La via merita giustamente la sua fama, derivante principalmente da ingaggio minimo e scalata molto ludica, praticamente tutta in strapiombo su strati e prese franche che ricordano vagamente le sbracciate dei Mallos di Riglos. Fa eccezione l’ultimo tiro, un 6b da antologia della scalata su roccia grigia semplicemente perfetta. Per il rientro, al posto delle probabilmente più rapide doppie, abbiamo optato per la discesa a piedi. Dall’uscita si segue tutto il filo di cresta (per tracce non sempre evidenti) fino ad un evidente colletto boscoso da cui parte un sentiero ben marcato che scende nel vallone che riporta alla strada; certamente un po’ più lungo come dicevo, ma paesaggisticamente molto piacevole.
Prima di ripartire ci scappano ancora due tiri mattutini nella storica falesia di Balme Etrange, proprio sopra l’entrata delle Grotte di Choranche.  

Roccia magnifica sullo stupendo L2 di Le Droit Chemin


Il settore Paroi Rouge della falaise de Presles, probabilmente uno dei più belli dell'intera falesia

Sul penultimo tiro, in traverso, de Les Hirondelles de Faubourg



I bellissimi setttori nei pressi del villaggio di Tamée: Auberge Espagnol e Presqu'ile

mercoledì 26 aprile 2017

Val di Mello-Altare.Piedi di piombo

Per chi ama l'arrampicata da spalmo Piedi di Piombo si colloca sicuramente tra i must da fare almeno una volta nella vita..Si perchè ad un primo iniziale diedro fessura stile "bastone" ,segue un'incredibile successione di tiri dove la tecnica di piedi e la concentrazione sono gli elementi essenziali per arrivare vivi alla sosta evitando voli a mio parere potenzialmente pericolosi, visto una chiodatura non proprio stile falesia.. Se questi ingredienti vi piacciono aggiungete la splendida cornice della Val di Mello ed il cocktail per una super giornata è fatto !!

Brentino-Monte Cimo.Te lo dò io il Verdon

Entusiasmante arrampicata su roccia da favola a pochi chilometri da Verona. Divertimento assicurato su una delle vie simbolo di Brentino. Ad una prima parte che si svolge lungo un diedro regolare con arrampicata tecnica, segue un tiro in traverso verso sinistra con singolo di 7a molto duro.A seguire una splendida arrampicata su placca prima solcata da rigole e poi su gocce verdoniane.. Esposizione garantita nelle doppie in discesa..

domenica 19 marzo 2017

Scialpinismo nelle Alpi Uraniche (Talligrat e Rossstock)


A metà febbraio trascorro un week end in Italia: il sabato è dedicato alla roccia finalese, mentre la domenica, con qualche esitazione, decido di tornare ad una vecchia passione, che da tempo non rispolveravo: lo scialpinismo. Credo che l’ultima volta in cui ho messo le pelli sia stato per salire al Malamot da solo in una calda domenica di marzo di 5 o 6 anni fa. Poi, complice il lavoro, la passione travolgente per la roccia e le varie location di residenza non proprio comode per lo sci, non avevo mai più messo gli assi ai piedi. Proprio due domeniche fa, dopo il sabato scalatorio, con Massimo e Luisa ci torno allo scialpinismo con una classicissima Rocca La Marchisa, tipica gita del vallone di Bellino che mi mancava anche dal mio periodo universitario da 30 o 40 gite all’anno. La bellissima giornata, la piacevolezza di essere in montagna in una giornata dal clima perfetto e la compagnia degli amici mi fanno ricordare quanto lo scialpinismo sia effettivamente il modo più piacevole, rilassato e divertente di frequentare i monti.
Tornato a Luxembourg la motivazione è alta, peccato solo che le montagne, quelle con pendii veri da sci, non distino da Lux quanto la Val Varaita dista da Torino… I Vosgi, montagne meno che appenniniche a due ora da qui, sono in  condizioni primaverili, le alture della Foresta Nera, a 3 ore, hanno solo qualche chiazza di neve... bene, la motivazione c’è…basta applicarsi, in fondo le Alpi svizzere non sono poi così distanti! E così il sabato alle 2 di mattina, quando ancora le strade di Luxembourg sono animate dai festaioli del venerdì sera, io e Carole siamo in auto direzione Furkapass dove a quanto pare le nevicate della settimana appena terminata hanno depositato 40 centimetri di farina fresca. Dopo un ordinario pisolino in auto nel parcheggio dell’autogrill di Altdorf seguito da una economicissima colazione svizzera alle 8 siamo a Realp, punto di partenza della maggior parte degli itinerari di questa zona. Per fortuna la massa si dirige verso il classico e più vicino Stitzinger Firsten, mentre noi, seppure in nutrita compagnia, ci allontaniamo un po’ di più per salile fino al Talligrat, un’aerea e ampia cresta bellissimo balcone sulle Alpi Uraniche. La discesa per almeno 2/3 è da sogno: farina leggera su fondo duro e nonostante i già numerosi passaggi è molto facile trovare ampi spazi ancora del tutto intonsi. Effettuiamo il rientro all’auto passando per il sentiero estivo (attenzione, i pendii sovrastanti devono avere già scaricato, altrimenti molto meglio salire e scendere dal più sicuro itinerario invernale).
Il giorno successivo, dopo attenta consultazione della guida, optiamo per una zona misconosciuta, la Riederstaldental, valletta laterale che si diparte dall’abitato di Sisikon, sul lago di Lucerna.
Dal microscopico abitato di Chapelliberg parte una mini-funivia d’altri tempi che in pochi minuti conduce al pianoro di Spilau ed al rifugio Lidernenhutte. Quest’oggi meno di 1000 metri di dislivello ci conducono in cima al Rossstock, cima centrale della zona con vista dal Cervino alle montagna della Foresta Nera (sì proprio quelle abbastanza vicine a Luxembourg. Siamo infatti alla “fine” delle Alpi e in direzione nord, poco oltre la nostra cime vediamo le montagne cessare bruscamente per lasciare spazio ai grandi pianori mitteleuropei. Dopo un’altra magnifica discesa con vista lago, questa volta su firn primaverile, non ci resta che goderci i 20 gradi di un dehors sul lago a Brunnen prima di ripartire alla vota di casa, dove arriveremo comodamente per le 20.30.
Ed ecco dimostrato come, con un pizzico di motivazione, anche dal lontano Luxembourg è possibile godersi due giorni di scialpinismo top; come sempre, basta avere un po’ di voglia
J 
 
Sui pianori subito sopra Realp, salendo al Talligrat


La facile dorsale che conduce in vetta

Bella montagna dalla cima del Talligrat (peccato non sapere cosa sia)
Vista sulla pianura europea salendo al Rossstock


La crestina che conduce in cima al Rossstock


Dalla cima

Discesa con vista lago
 

sabato 4 marzo 2017

Ghiaccio Turco

Dopo aver illustrato in autunno il bel calcare grigio della Turchia, ora non posso che postare le splendide e misteriose cascate di ghiaccio dell' est Anatolia in particolare della zona di Van; grazie al mio caro amico Tunc Findik che oltre a essere una leggenda per questo paese si sforza con ogni mezzo per promuovere la cultura della montagna e dell'Hymalaya girovagando in lungo e in largo per il paese.
Questa nuova avventura ci porta a Van che si trova nel sud est della Turchia a qualche chilometro di distanza dal confine iraniano e a sud con l'Iraq e la Siria. Per via degli attuali conflitti certe zone montuose compreso il famoso Monte Ararat sono state interdette e chiuse al turismo. Ovvio che i vari club di Montagna locali sperano in una riapertura nel più breve tempo possibile, visto che ci sono zone bellissime come per esempio il gruppo montuoso delle Cili Dagi. Quindi incrociamo le dita e speriamo che si torni a scalare e non più a sparare.
Tornando alle cascate di ghiaccio preferirei lasciarvi alle foto scattate dal fotografo professionista Dilaver Kisili, e dal giornalista e fotoreporter Ali Insan Ozturk.
Un grazie enorme a Dogan Palud, Tunc Findik e Cetin Bayram organizzatore del Festival di Ghiaccio di Uzundere che ogni anno mi invita a parteciparvi.

Forse sulla cascata più bella e assurda che io abbia mai scalato. 70 metri di pura follia


Non ci sono parole della sua bellezza, dietro non tocca, è completamente un free-standing con conoide da 50 metri.
La candela finale sono 15 metri molto delicati con protezioni inutili.

Cascatina facile ma bella a due passi da Van

L'anfiteatro di Uzundere

Anatolya Pillar 130 metri 5+








Io e Tunc dopo la salita di Anatolya con due amici che ci sono venuti incontro alla base.

Tunc sul secondo tiro che mi raggiunge in sosta.

Io e Tunc
Sul continuo e duro secondo tiro

Seconda ripetizione di "Pida"

Due belle candele



Tunc con "it is time to go" alle spalle.

La cascata "Pida" vista dal canale. Un bel 5 dritto dritto.

Un po' di misto al sole.