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lunedì 20 luglio 2015

Tour des Jorasses, Etoiles Filantes (7b max, 6c obbl.)

Se scali e sei appassionato di montagna sai cosa vuol dire sentirti attratto da una parete, grande o piccola che sia, e da una via che la percorre.
Quella di questo post è una storia semplice, senza alcuna pretesa né retorica, di quattro amici che realizzano un piccolo-grande progetto.
Dicevamo...Sentirsi attratti da una via e da una parete vuol dire che per un certo periodo, puntualmente e ciclicamente, la tua testa torna su quella parete e su quella via…per sognarla, studiarla, immaginarla e domandarsi se un giorno tutto si incastrerà alla perfezione per far sì che la bella di turno ceda ai tuoi corteggiamenti.
Ormai sono 15 anni buoni che scalo, ahimè non sono più un ragazzino, e questa sensazione, con diverse sfumature, si è ripresentata diverse volte: all’inizio con le vie della Valle dell’Orco, con quelle del Verdon, poi la Sardegna, il Wenden, la Corsica e tante altre… Ogni volta era più o meno la stessa cosa: un’attrazione, un pensiero ricorrente che per fortuna non è mai divenuto ossessione, ma che ogni volta mi ha motivato a tenere sempre in testa qualche obiettivo e a cercare di migliorare sempre un pochino.
Etoiles Filantes e la Tour des Jorasses per me rappresentano proprio l’essenza di queste emozioni.  
Quando 3 estati fa io e Marco siamo scesi a Courmayeur il mattino dopo avere salito Voyage al Capucin (altra via a lungo pensata) gli chiesi se anziché rientrare subito a Torino potevamo fare un giro in macchina verso la Val Ferret, perché, gli dissi, ormai che Voyage era andata, era ora di darsi un altro obiettivo, come sempre un pizzico oltre quello appena raggionto: ed era proprio Etoile, che quella mattina studiammo nei particolari, con il suo difficile ghiacciaio di accesso, il famigerato diedro a banana, il grande tetto che incide a due terzi la pareti fino alla cuspide sommitale.


Per chi professionista della montagna non è, e nella vita oltre a scalare ha anche un lavoro, una compagna, una famiglia o molto più semplicemente una testa che non sempre ha voglia di fatica e stress, è tutt’altro che immediato che tutti i tasselli si incastrino alla perfezione per far sì che si decida di provare a imbarcarsi in una piccola avventura come questa…
Pare proprio che questa volta le coincidenze funzionino e così in un week end  di fine giugno io e Marco legati insieme, ed Elvio e Cristina a ruota, siamo riusciti a coronare questo piccolo sogno.
Una bella storia di arrampicata e, soprattutto di amicizia. Grazie a Marco, Elvio e Cristina!
Qualche informazione sulla via:

-avvicinamento: credo che la tattica migliore sia dormire al Boccalatte. Le cenge dove qualcuno bivacca non sono così comode. Meglio a mio parere lasciare lì tutto il materiale che non serve in rifugio e dormire in un letto comodo e al caldo. Oltretutto la mattina successiva in mezzora scarsa si ritorna al punto in cui si abbandona il sentiero per dirigersi verso il ghiacciaio di accesso. Ghiacciaio che con qualche attenzione si percorre senza grossi problemi (soprattutto se si è con qualcuno che ha più esperienza di me su questi terreni :-)) fino alla base della parete

-l’attacco: credo che negli ultimi anni nessuno abbia più ripetuto il tiro di attacco originale che parte dalle placche che danno direttamente sul ghiacciaio (6b+). Noi abbiamo attaccato da una piattaforma alla base di un diedro che si raggiunge con un tiro di misto per superare la terminale. Da questa piattaforma parte sulla placca di sinistra la linea a spit di Abysse e 30 metri più in alto sulla sinistra la variante Motto al diedro Machetto. Etoiles attacca dal diedro esattamente sopra la piattaforme e lo percorre per una quarantina di metri fino alla prima sosta

-i tiri in sintesi:
L1: vedi sopra, diedro di 40 metri (5+)
L2: fessurine oblique a sinsitra, poi più facile fino ad una in sosta sotto una specie di diedro/tetto (5+)
L3: da qui io ho preso il diedro obliquo subito a sinistra della sosta (credo 6a/6a+, poi più facilmente si raggiunge un secondo diedro aperto da cui si esce a sinistra per sostare. Credo che in questo tratto abbiamo fatto una variante che consente di fare in un unico tiro quelli che nella relazione sono indicati come due tiri distinti più a destra (che invece Elvio e Cristina hanno fatto).
L5: dalla sosta ci si alza verso uno spit da cui è difficilotto andare via (6b obbl., non direi expo come scritto sullo schizzo di Bassanini). Attenzione a questo punto a non lasciarsi tentare da facili rocce a destra che portano verso una sosta a spit (di Abysse); occorre invece puntare ad uno spit posizionato su una vena di quarzo da cui si intuisce la linea che porta fino alla sosta. Passetto di blocco da capire per arrivare in sosta (6b+)
L6: è il famoso diedro a banana, che parte subito a sinistra della sosta. Seguirlo integralmente fino alla sosta. Con materiale piccolo il tiro si protegge molto bene, c’è anche uno spit alla fine. (6c+)
L7: la placca con l’obbligato. Tiro da antologia e capolavoro di apertura dal basso. Basta seguire gli spit. Complessivamente 6c+/7a con 6c obbligatorio vero ma non pericoloso. Scegliere bene la linea nella seconda parte, che è più facile ma con spit parecchio distanziati
L8: fessura non banale da proteggere cui seguono 4 spit per superare il grande tetto (6b fino agli spit, poi sequenza fisica ma su prese nette per uscire dal tetto (7b in libera).
L9: Altro tiro molto bello, passo difficile in partenza (6c non obbligato) poi scegliere bene la linea su fessure superficiali e in diedro per finire
L10: partenza su spit in placca, poi 35 metri splendidi in diedro-fessura, facile nella prima metà e più difficile e fisico nella seconda. Il tiro è ottimamente proteggibile e alla fine c’è anche uno spit (7a)
L11: traverso delicato in placca a sinistra (spit) fino a raggiungere una magnifica fessura rossa che si percorre per 20 metri, uscendone a destra fino alla sosta (6b)
Da qui la parete perde un po’ di verticalità e con 1 o 2 tiri più facili (5+/6a) si arriva all’anticima. Noi vista l’ora abbiamo deciso di scendere alla fine di L11


-discesa: ottime doppie sulle soste di salita: per saltare la terminale in doppia è molto utile individuare uno spit che si trova più o meno all’inizio del diedro del primo tiro (10 metri circa sopra la piattaforma di partenza, ma lato ghiacciaio). Il ghiacciaio si percorre bene in discesa anche sul suo lato destro (faccia a valle), evitando così il più possibile la rigola centrale su cui confluiscono le eventuali scariche della parte alta del bacino.

-materiale: noi avevamo una doppia serie di friend e una serie di nut e con questo corredo si è tranquilli a sufficienza. Magari qualcosa in meno si può sicuramente portare…ma noi siamo scarsi! Gli spit delle soste e quelli di via sembrano, nonostante i 26 anni trascorsi dall’apertura, in condizioni dignitose.
Via notevole e di grande respiro, in ambiente di alta montagna, probabilmente meno perfetta di una Voyage dal punto di vista puramente arrampicatorio, ma un gradino sopra come impegno e senza dubbio in uno degli angoli più selvaggi del Monte Bianco. Assolutamente imperdibile per gli amanti delle grandi via di roccia in quota.




Il classico rituale dei preparativi al parcheggio

Il terrazzo del Boccalatte

Avvicinamento sul ghiacciaio


Il breve tiro di misto per superare la terminale


Il primo tiro




Il quinto tiro: noi, dopo esserci sbagliati, ci siamo inventati un traverso dalla sosta di Abysse


La magnifica placca di L7


Sempre lei, la placca di L7




Il tiro del grande tetto

1 commento:

Unknown ha detto...

Bella Fabio!